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elenabignami



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MessaggioInviato: Mar Ago 29, 2017 1:38 pm    Oggetto: Rispondi citando

Quindi dire "non essenzialista" potrebbe volere dire: confermare non negare l'essenza, ma non darle un'importanza assoluta nel senso di un peso assolutamente determinante, assolutamente normativo e soprattutto inderogabile.
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MessaggioInviato: Mar Ago 29, 2017 1:38 pm    Oggetto: Adv





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elenabignami



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MessaggioInviato: Mer Ago 30, 2017 3:38 am    Oggetto: Rispondi citando

Cmq temo che dica non essenzialista nel senso di presumere che essenza coincida con un concetto vago ed erroneo di donna: ad esempio è donna la bambolina criticata da Betty Friedan. Ripassando (de monticelli) potrebbe estendersi l'errore in termini più filosofici all'dea, cioè come se l'eidos che abita la cosa (sempre Adriana da giovane) possa essere valutato erroneamente e quindi l'essenza possa a sua volta essere colta erroneamente. Fino a questo punto ovviamente non siamo d'accordo perchè l'essenza femmina della nata femmina è indiscutibile. Però non si capirebbe nemmeno la necessità per Forcina dire questa cosa alla libreria delle donne che non sta certo su idee stereotipiche di donna. Penso che sia piuttosto Colin a portarla su questo crinale spero di avere dimostrato quanto erroneo ed inaccettabile e quanto tollerabile e decodificabile sebbene non condivisibile.
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elenabignami



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MessaggioInviato: Sab Set 02, 2017 4:09 pm    Oggetto: Rispondi citando

La volgarizzazione dell'essenza si trova sebbene virgolettata ma sempre sorprendentemente anche in un politologo sofisticato (cioè che conosce la filosofia?) come Ulrich Beck, v. La società del rischio, p. 162: "Le grandi differenze e gli antagonismi tra produzione e famiglia si affermano e vengono trasfigurati e giustificati in verità eterne. Un'alleanza tra una filosofia, una religione e una scienza di ispirazione maschile si incarica poi di collegare il tutto con l'" essenza" della donna e l'"essenza" dell'uomo". Presumo che le grandi differenze siano le grandi differenze punto cioè quella sessuale non tra produzione e famiglia. Certo essendo un libro del 1986 è molto stupido che non abbia citato ESPLICITAMENTE il pensiero (femminista) della differenza sessuale che in quegli anni era al culmine, così come quella virgolettazione del termine essenza è superficiale: se lo virgoletti è perché presumi (giustamente) che l'essenza costruita dai maschilisti fosse errata, perché al contempo grazie al pensiero della differenza sessuale capisci che un'essenza (aristotelica, cioè eidos platonico) c'è, quindi probabilmente lasciato il tutto così ad un rebus per super specialismi (e mi soffio sulle unghie!) è un sintomo di dubbio incertezza ma anche una pigrizia, cioè un attribuzione di disvalore al problema.
Oppure certo è come quando le vestali di regime parlano di me non nominandomi e tendendo all'attizzamento di cazzetti massonici: dove c'è qualcosa che abbia a che fare con "il sesso" (come Irigaray ricorda si chiamavano le donne!) meglio mettere una foglia di fico (piuttosto farla svolazzare per infoiare decerebrati cazzilli quello sì!!)
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elenabignami



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MessaggioInviato: Sab Set 02, 2017 4:49 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sempre Ulrich Beck p.62-63 op. cit. definisce come: "fondamenti cetuali di genere" "obblighi cetuali di genere". A metterli in discussione è: "la modernità" "nella sua fase riflessiva" "tutti questi sono sintomi del fatto che la modernità si sta estendendo alla contro-modernità" (p.62). Mi sembra quest'ultimo passaggio (cioè la contro modernità capricciosa, contro cui brontolare come fa il buon patriarca, con tanto di punteggiatura assurda sintomo di fretta e irritazione: che palle!) espresso con una piccola marea di cazzate, ecco il culmine (sempre p.62): "allora, la separazione del lavoro domestico dal lavoro salariato; oggi, la lotta per nuove forme di riunificazione, allora il vincolo per le donne, delle cure coniugali; oggi, la loro corsa verso il mercato del lavoro; allora, l'imposizione dei ruoli stereotipi maschili e femminili; oggi, l'affrancamento di uomini e donne dagli obblighi cetuali di genere"
Dove sono le lesbiche e i gay? Dove le/i bambini/e attorno alle/ai quali ruotava l'eterosessismo familista? Grazie alle lotte LGBT e femministe per i diritti riproduttivi e grazie ad Adriana per portarle/i alla filosofia politica come inclinazione!! Anche loro rimosse/i (da Beck per il quale diventano come nell'adultizzazione antica "gli unici partner che non se ne vanno" sempre p. 62 op.cit. e dal pensiero politico "serio") per quella provenienza dal fondo delle pubenda? Ma infatti se faccio dell'autocoscienza: io non ho potuto fare figli/e perché ostacolata come lesbica e torturata dalle merde criminali del totalitarismo massonico non certo perché mi sono opposta al mio desiderio di avere figli/e!!! Né sono lesbica perché mi sono opposta all'eterosessualità ma perché mi innamoro SOLO delle donne e l'amore mi interessa!


Ultima modifica di elenabignami il Sab Set 02, 2017 5:02 pm, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: Sab Set 02, 2017 4:55 pm    Oggetto: Rispondi citando

Brava Adriana! Sono rimosse/i perché così nanette/i come sono sfuggono alla grande visuale degli immensi fantasticamente attraenti I retti e tutti d'un pezzo che al limite se devono guardare altro da sé guardano a qualcosa che sia loro superiore, in cielo, shabbat shalom Smile
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MessaggioInviato: Sab Set 02, 2017 5:24 pm    Oggetto: Rispondi citando

A p.63 Ulrich Beck op.cit. finalmente arriva all'alta filosofia: "Quel che rimane è uno scambio di diseguaglianze. L'affrancamento delle donne dal lavoro domestico e dalle cure coniugali deve essere ottenuto mediante la regressione degli uomini a quell'"esistenza feudale moderna" che è esattamente ciò che le donne rifiutano per sé stesse. Ciò equivale, storicamente, al tentativo di rendere i nobili servi dei contadini. Ma gli uomini saranno tanto poco disposti quanto le donne a seguire l'esortazione "torniamo ai fornelli!". (Proprio le donne dovrebbero saperlo benissimo!)" poi aggiunge che è impossibile inserire persone rotonde nelle vecchie scatole quadrate: aveva ragione Platone! Niente geometria niente politica: ma quando mai? certo che il quadrato ed il cerchio si possono inserire l'uno nell'altro! Unica regola: sempre il più piccolo nel più grande! E che le conseguenze di questo tentativo sono foriere di conflitti fra i sessi (che un po' elenca ma non cita i femminicidi!) Il problema è ovviamente il maschilismo che obnubila persino la più banale geometria.
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MessaggioInviato: Sab Set 02, 2017 6:50 pm    Oggetto: Rispondi citando

(Adriana docet) questo errore geometrica che vale in qualsiasi caso perché anche una forma perfettamente identica alla nostra per contenerci e non comprimerci deve essere un filo più ampia illumina comunque una fobia per la differenza che non può essere che narcisismo patologico: niente mi è uguale! Quindi se pretendo di potere entrare solo in ciò che mi è uguale è perché ad esempio presumo che una casa sia a mia immagine e somiglianza il che appunto è un transfert narcisistico! Ciò che avviene (falsa coscienza patologica!) con tutte le geometrie non può avvenire nella coppia CON LA DONNA eheheh ecco allora che il femminismo quando parla di omosessualità maschile dice questo: come posso io maschio stare in coppia con una che non mi assomiglia? Come posso entrare in una vagina? etc. Lo stesso avverrebbe però in una coppia omosessuale perché ogni persona è diversa (ciò che diceva Adriana nel femminismo quando l'ho vista per la prima volta nell'87), è quindi non l'omosessuale vero/a, ma il narcisista che non può entrare nella casetta del matrimonio o della coppia o negli orifizi altrui, l'altra/o non lo attrae nemmeno sessualmente, non lo coinvolge. Ciò che può ricoprirlo a sua somiglianza, comunque a distanza di pochi millimetri è solo un'armatura o un sarcofago, forma così bene ripresa dalle nostre bare. Sono forme claustrofiliche che si nascondono nella claustrofobia? In fondo anche Ulrich Beck per nascere ha dovuto stare nell'utero di sua madre.
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MessaggioInviato: Lun Set 04, 2017 1:13 pm    Oggetto: Rispondi citando

Poco dopo si sbaglia nuovamente sulle donne e quando si corregge precisando che ciò che descrive è ciò che avviene nel processo di individualizzazione che si adegua al diktat della produzione lo fa nella parte dedicata al maschile. Omette una chiosa che per un giudizio di valore integrato a quelli di realtà sarebbe stato fondamentale: le/i figli/e non sono un "problema" delle donne, sono la riproduzione della specie, il futuro dell'umanità etc. Dobbiamo anzi pensare che non lo faccia (attribuzione di valore alla realtà, fine del dualismo valore morale/descrizione della realtà etc) perché sotto il suo giudizio di realtà c'è IL SUO PERSONALE giudizio di valore che non si limita solo alla rozzezza espressiva con cui descrive la maternità ma che probabilmente si avvale di altri giudizi inespressi: malthusianismi etc., mentre è persino visibile la critica alla disoccupazione maschile come danno alle donne. Nella parte sul maschile formula invece un colpo di genio di quelli che lo rendono necessario allo studio della filosofia politica contemporanea (innanzitutto come infinita fonte d'ispirazione all'opera di Z. Bauman), quindi ordino l'appunto 1-2-3 rozzezza sulla maternità, descrizione maschile, per capire il colpo di genio:
1/ "Questo significa che nelle condizioni della disoccupazione di massa e della emarginazione dal mercato del lavoro le donne sono, sì, affrancate dalle cure coniugali, ma non sono libere di condurre un'esistenza autonoma grazie ad un lavoro retribuito. Questo significa anche che esse continuano ad essere largamente dipendenti da una protezione economica da parte dei mariti, che però non esiste più. Questo stato intermedio tra "libertà da..." e "libertà di" agire realmente da lavoratrici salariate viene ulteriormente confermato dai vincoli della maternità. FINO A QUANDO LE DONNE AVRANNO FIGLI, LI ALLATTERANNO, SI SENTIRANNO RESPONSABILI PER LORO, VEDRANNO IN LORO UNA PARTE ESSENZIALE DELLA LORO VITA, I FIGLI RESTERANNO "OSTACOLI" VOLUTI NELLA COMPETIZIONE OCCUPAZIONALE, E TENTAZIONI DI UNA DECISIONE CONSAPEVOLE CONTRO L'AUTONOMIA ECONOMICA E LA CARRIERA " (p. 166).
2/ "Il lavoro dietro alle quinte tocca tradizionalmente alla moglie. Gioie e doveri della paternità sono sempre stati gustati in piccole dosi, come piaceri del tempo libero. La paternità non comportava alcun ostacolo per l'esercizio della professione, al contrario: era una spinta a far carriera. In altre parole, tutti i fattori che sottraggono le donne dai ruoli femminili tradizionali sono assenti dal lato maschile. Nel contesto della vita maschile, paternità e carriera, indipendenza economica e vita familiare, non sono contraddizioni che si debbano tenere assieme combattendo contro LE CONDIZIONI DELLA FAMIGLIA E DELLA SOCIETÀ; PIUTTOSTO, LA LORO compatibilità CON I RUOLI MASCHILI TRADIZIONALI È PRESCRITTA E PROTETTA. QUESTO PERÒ SIGNIFICA CHE L'INDIVIDUALIZZAZIONE (NEL SENSO DI CONDURRE UN'ESISTENZA MEDIATA DAL MERCATO) RAFFORZA IL COMPORTAMENTO DI RUOLO MASCHILE."
3/ (Continua direttamente da precedente): "Anche se gli uomini si ribellano alle loro imposizioni di genere, lo fanno per altri motivi".
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MessaggioInviato: Lun Set 04, 2017 3:47 pm    Oggetto: Rispondi citando

A p. 174 di nuovo sbaglia dando un'interpretazione egoistica simile a quella assurda data precedentemente (il partner per sempre!!) all'inclinazione materna che andrebbe invece valutata per il suo ALTRUISMO (dare la vita, fare nascere la/il propria/o figlia/o, allevare ed educare la persona etc), cita anche due donne (una delle quali guarda caso porta due cognomi dei quali uno è Beck!! Sic!! Che merde!!) ma non c'è alcuna profondità di comprensione. Non che sia facile: secoli di incapacità linguistica delle masse hanno costruiti stereotipi motivazionali (tipo un tempo "ci curerà da vecchi" o il più recente "voglio un bambino") che sicuramente non rendono la profondità motivazionale, in questo senso di profondità migliori sicuramente i lavori psicanalitici di Françoise Dolto e Silvia Vegetti Finzi (Il bambino della notte) centrati però, come è loro mestiere, sull'inconscio, mentre il livello di cui parlo è quello etico-morale, che è la novità dì Cavarero (Inclinazioni), ma anche la tradizione della riflessione sulla cura: non c'è un do ut des materiale e nemmeno la reciprocità emotiva emotiva cui Beck allude scrivendo del pianto del bimbo (il suo pretendere un dare) e i luminosi sorrisi (il suo dare), qui il femminismo parla di " dono" "disparità" e "riconoscimento del debito" (che però è successivo! Guai se ci prendessimo cura di neonati/e, bambine/i e adolescente/i solo nel caso in cui ci fossero le restituzioni che pretende di cogliere Beck!!)
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MessaggioInviato: Mar Set 05, 2017 4:31 pm    Oggetto: Rispondi citando

A p. 179 un altro colpo di genio che nella piena mobilità/precarietà del lavoro aggiunge una precarietà economica che nell'86 era sconosciuta: "La figura fondamentale della modernità pienamente affermatisi è in ultima analisi la persona che vive da sola. Nelle esigenze del mercato sono ignorate le esigenze della famiglia, del matrimonio, della condizione di genitori, della convivenza. CHI RICHIEDE LA MOBILITÀ DEL MERCATO DEL LAVORO IN QUESTO SENSO, SENZA RIGUARDO AGLI INTERESSI PRIVATI PERSEGUE, APPUNTO NELLA VESTE DI APOSTOLO DEL MERCATO, LA DISSOLUZIONE DELLA FAMIGLIA".
Anche presentare stii di vita alternativi a quello piccolo borghese (ad esempio quello hippies o punk) seppure ha una sua verità (chi voglia fare figli/e li/le deve fare non guardando alle proprie condizioni lavorative ed economiche) non va in profondità al problema: ciò che manca a chi abbia uno stile di vita punk o hippies per fare figli/e non è il salone comperato a mondo convenienza o i soldi per un affitto in condivisione nelle metropoli o autonomo in provincia, o addirittura una casa di proprietà, ma la tranquillità di una situazione economica più sicura del domani, del dove stare, del cosa fare. Non a caso per recuperare artificialmente (cioè al di là del dato economico, che è quello fondamentale nella modernità) questa tranquillità bisogna ricorrere a filosofia antiche o orientali o storiche (io ad esempio prima di recuperare il tantra pensavo allo stile di vita dell'antichità per eliminare le angoscie del consumismo) MA SONO RECESSI ADATTIVI LUNGHI CHE FANNO "PERDERE TEMPO" SOPRATTUTTO ALLE DONNE CHE ALLA MATERNITÀ DEVONO PROVVEDERE NEI TEMPI RISTRETTI DELL'OROLOGIO BIOLOGICO. Anche per questa ragione È OSCENO che gli Stati occidentali che non difendono più le proprie cittadine dalle malefatte dell'industria (precariato, concorrenza dell'immigrazione etc) e delle élites delinquenziali che occupano con la propria parentela i lavori garantiti e più retribuiti, PROIBISCANO LORO POI DI USUFRUIRE DELLE TECNOLOGIE RIPRODUTTIVE IN ETÀ AVANZATA!!! O se lesbiche o SINGLES. NB: proprio proibiscono non non finanziano!!! Leggi fatte da gente con stipendi altissimi e che fanno parte delle élites delinquenziali di cui dico sopra!!
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MessaggioInviato: Mar Set 05, 2017 5:58 pm    Oggetto: Rispondi citando

Conclude il cap. 4 Io sono io: indifferenza, convivenza e conflitto, sulla stessa linea di quanto accenno io poco fa: cambiamento dello stile di vita piccolo borghese, sulla "autoriflessione soggettiva" aggiugerei che come autocoscienza è comunque eredità (della sinistra movimentista e controculture: hippies femminismo etc) degli anni '70 e non il contrario del collettivo! Si tratta comunque di una pagina fondamentale per capire la volontà di Beck (anche al di là di qualche limite palesato: si tratta in fondo di un maschio con un lavoro privilegiato, cattedra universitaria e sembra proprio con il tipico stile di vita piccolo borghese, MA NEGLI ANNI 80 IN GERMANIA LA CULTURA ALTERNATIVA DELLE/DEI 2 MILIONI E MEZZO DI PRECARI/E ERA TALMENTE VISIBILE AD OCCHIO NUDO E POLITICAMENTE CHE È DI LORO, NOI, CHE STAVA PARLANDO!), cito questo lungo passo sperando che con "madre diurna", parlando di riconoscimento giuridico, non delirasse utopie neoplatoniche di proprietà collettiva della prole (ma sembra proprio di sì!) cioè espropriando le madri lavoratrici: bastano buoni asili nido, scuole materne e scuole a tempo pieno, non c'è bisogno di proporre cacate che palesano solo l'invidia maschile per la maternità (e per i/le bambini/e che monopolizzano le cure femminili!) e reazioni di sadismo misogino maschilista!!! Op.cit. p. 183-184: "La progettazione degli appartamenti, delle case e dei quartieri residenziali esclude la possibilità che più famiglie vogliano stare assieme ed essere mobili assieme. E questo è soltanto un esempio. Non sono soltanto gli appartamenti, le case ed i quartieri residenziali ad imporre l'individuazione e ad impedire la vita sociale. La fantasia per i cambiamenti concreti non ha quasi limiti. L'educazione dei bambini ad esempio potrebbe essere facilitata non solo incoraggiando l'aiuto tra vicini, ma anche con il riconoscimento giuridico di una nuova figura, la " madre diurna", o con un sistema scolastico che non consideri già il sostegno dato dai genitori come parte del "curriculum nascosto" ecc. Sulla realizzabilità di questa "utopia" c'è sicuramente molto da dire. Ma non è di questo che stiamo trattando in questa sede. Al centro delle nostre considerazioni sta piuttosto un argomento teorico, vale a dire come si possa spezzare la falsa alternativa tra conservatorismo familiare e conformità rispetto al mercato. COMUNQUE, ATTRAVERSO QUESTI O ALTRI MUTAMENTI ISTITUZIONALI SI TRATTA PUR SEMPRE DI CREARE E GARANTIRE UNO SPAZIO DI POSSIBILITÀ. Spetta direttamente agli uomini ed alle donne inventare e sperimentare le nuove forme del vivere assieme al di là dei luoghi ascritti secondo una logica cetuale. In questo modo però, acquistano un'importanza centrale i "rifugi del privato e dell'intimità", sui quali si è fatta tanta ironia. Solo ad un primo sguardo il movimento sociale degli anni settanta appare tramontato nell'"autoriflessione soggettiva". Per quanto è dato vedere, oggi nella quotidianità delle relazioni e dei vincoli all'interno e all'esterno del matrimonio e della famiglia VIENE COMPIUTO UN DURO LAVORO SOTTO IL PESO DI FORME DI VITA INADATTE AL FUTURO. Nell'insieme, qui si verificano cambiamenti che dobbiamo disabituarci a considerare come fenomeni privati. LA BIOGRAFIA, CHE È DIVENTATA UN PROGETTO RIFLESSIVO, VIENE IN QUALCHE MODO AD ASSUMERE ANCHE UN POTENZIALE RIVOLUZIONARIO. Ciò che in essa è tenuto assieme è la prassi sensibile di ogni tipo di vita in comune, un tentativo di innovare, nonostante i contraccolpi, le relazioni tra i sessi e una ridestata solidarietà fondata sull'oppressione condivisa ed ammessa. LA REGRESSIONE NEL PROGRESSO, ma certamente anche dal peso di opposte condizioni istituzionali. Molto di ciò che oggi gli uomini e le donne si rimproverano reciprocamentie non cade sotto la loro personale responsabilità. Se si facesse strada questa convinzione se ne guadagnerebbe molto, forse anche le energie politiche necessarie per il cambiamento".
Ecco in questa ultima proposizione trovo: 1/ una cazzata enorme: la critica femminista al maschilismo era ed è sacrosanta! Gli uomini idioti irascibili, maschilisti cripto checche, sono ed erano insopportabili: già allora le donne soprattutto femministe (bisessuali e lesbiche) cercavano (e trovavano!) uomini non orribili con i quali riprodursi, eccezione che però conferma (assieme ai femminicidi e violenze in famiglia, NELLA SOCIETÀ E SUL LAVORO) la regola di un maschile ORRORIFICO CHE DEVE CAMBIARE!!
2/ una suggestione (per me): NELLO SPIRITO Lukácsiano DI UNA FORTE AZIONE POLITICA SULLA REALTÀ (CHE PRENDE PROBABILMENTE SPUNTO DALLA pianificazione SOVIETICA CONTRAPPOSTA AL laissez-faire DEL LIBERALISMO) QUELLE CHE CHIAMIAMO CRISI ECONOMICA E CRISI DEMOGRAFICA NON SONO FATTI INELUTTABILI (o risolvibili, solo la prima, con politiche MONETARIE del debito pubblico!) MA AVREBBERO DOVUTO E POTREBBERO ESSERE AFFRONTATE CON interventi POLITICI DI CETI POLITICI EVIDENTEMENTE PIÙ SERI, PIÙ PREPARATI E MENO REAZIONARI: PENSIAMO DI NUOVO ALLA RIPRODUZIONE DI LESBICHE E SINGLES IN ETÀ AVANZATA: OPPOSTA DA DESTRE NEOFASCISTE E SINISTRE NEOCATTOLICHE (LA BINETTI ERA NEL D FINO A IERI!!) ED ORA DA MEDICI PUBBLICI E AUTONOMIE LOCALI NON LEGALI GUARDA CASO DI NUOVO FASCISTOIDI E MASCHILISTE o anche alla riproduzione gay SENZA L'ORRORE DELL'UTERO IN AFFITTO MA NELLE FORME IN CUI IL MASCHIO GAY RIESCE A RAPPORTARSI BENE CON DONNE LESBICHE E SI RIESCE A RIPRODURSI ED ALLEVARE LA PROLE INSIEME VIE GIÀ SPERIMENTATE DELLE QUALI però NON SI PARLA MAI perché NECESSITANO DI CAPACITÀ VALORI E CULTURE FEMMINISTI NEI MASCHI (GAY O MENO CHE SIANO)!! Etc.
Quindi la CRISI DEMOGRAFICA ITALIANA È UNA CRISI PROPRIO NEL SENSO DI UNA CRITICA AD UN ESISTENTE FASCISTOIDE-MASCHILISTA CHE NON SI RIDUCE ALLA MANCANZA DI ASILI NIDO MA INCLUDE TUTTA LA POLITICA, DAI PARTITI LADRI QUINDI REAZIONARI MENEFREGHISTI E MERDOSI CHE SONO CAUSA DELLA PIÙ OSCENA MANCANZA DI DURITTI (ED ALTERNATIVA AL CATTOFASCISMO DESTRONZO) ALLA società in cui trionfa per riflesso il fascio satanismo massonico e la più becera demenza maschilista.
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MessaggioInviato: Ven Set 22, 2017 4:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

Lukács, La distruzione della ragione, Einaudi 1959:
p.224 "Abbiamo quindi in Schopenhauer, come già in Schelling, due maniere diametralmente opposte di concepire la realtà: una non essenziale (quella della realtà oggettiva realmente data) ed una autentica ed essenziale (quella dell'irrazionalismo mistico). Mentre però il giovane Schelling, come abbiamo visto, con questo dualismo rifiuta soltanto la conoscenza concettuale (discorsiva) della realtà e mediante l'intuizione intellettuale aspira a cogliere seppure in modo confusamente mistico, l'essenza della realtà stessa, le forze motrici dell'evoluzione come di un principio universale di ogni realtà, Schopenhauer scredita fin da principio ogni conoscenza scientifica, pone un abisso molto più profondo, fra la conoscenza del mondo fenomenico e della cosa in sé, di quanto non abbia fatto Schelling, persino nel suo ultimo periodo, con la contrapposizione di filosofia positiva e negativa; qui infatti si tratta di due specie diverse di realtà, o, per meglio dire, di una realtà e di una non-realtà, alla quale diversità corrispondono appunto le due specie di conoscenza "
p.236-237 "Senza finora esserci riferiti in modo esplicito al problema della dialettica, siamo stati costretti tuttavia di fatto a toccare alcuni dei più importanti problemi dialettici. Ricordiamo il rapporto di fenomeno ed essenza, di interno ed esterno, di teoria e prassi. Chi dia anche soltanto uno sguardo allo sviluppo della dialettica da Kant a Hegel, scorge subito il netto contrasto. Mentre in Hegel il rapporto dialettico posto fra apparenza ed essenza conduce alla giusta soluzione del problema della cosa in sé, alla conoscenza della cosa mediante la conoscenza delle sue proprietà, alla conseguente trasformazione delle cose in sé in cose per noi nel corso di un'infinita approssimazione dialettica agli oggetti, in Schopenhauer fra apparenza ed essenza, fra fenomeno e cosa in sé non sussiste in genere alcuna mediazione; si tratta di due mondi radicalmente separati l'uno dall'altro".
Fantastica spiegazione che calza a pennello con l'argomento: la volontà di apparire come donna, di esserla il più possibile con cure ormonali chirurgia etc o il semplice esserla psichicamente del transgender non muta totalmente il nucleo dell'essenza della cosa in sé. Quindi ha ragione Collin/Forcina: per dire donna ad una trans da UOMO a donna BISOGNA ESSERE (avere la volonydi essere cogliendo la rappresentazione al di là dell'essenza) NON ESSENZIALISTE
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MessaggioInviato: Dom Set 24, 2017 5:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

È interessante che secondo ad esempio il concetto di unicità stirneriano (corretto il rimando al nominalismo medievale: gli universali non esistono, i nomi sono parole giuste o sbagliate che definiscono le cose e solo così hanno e non hanno senso), non esistendo l'essenza universale ma solo quella dell'oggetto particolare, l'essenza del/della transgender è quella che singolarmente manifesta, quindi qui possiamo inserire tutte le eccezioni ormonali (all'universale) avanzate da Judith BUTLER. Resterebbe comunque il fatto che se una persona ormonalmente e fisicamente totalmente maschile (o viceversa) nel definire la sua essenza particolare potrei distinguere riportando nella sua definizione entrambe tra la sua essenza ormonale, la sua essenza psichica, la sua essenza comportamentale: IN QUESTO CASO NON DOVREI NEGARE L'ESSENZIALISMO, MA (proprio con un'enfasi sull'essenza tipica dei nominales) NEGARE L'UNIVERSALIZZAZIONE DELL'ESSENZA: AD ESEMPIO NON ESISTE, L'UOMO, LA DONNA, LA/IL TRANSGENDER, MA LE SINGOLE PARTICOLARI ESSENZE NELLE/NEI SINGOLE/i PARTICOLARI PERSONE/SOGGETTI/OGGETTI I CUI CARATTERI, CIOÈ LE CUI PARTICOLARI ESSENZE COSTITUISCONO L'ESSENZA: MA ANCHE QUI SENZA SOMMATORIE REGOLATE MATEMATICAMENTE ETC. PERCHÉ LA COSA È SEMPRE PIÙ IMPORTANTE DEL NOME, MA ANCHE L'ESSENZA PSICHICA È COSA, OGGETTO, ESSENZA: QUINDI AD ESEMPIO SE BRUNO CON I PELI OVUNQUE I BAFFI ED IL TESTOSTERONE A PALLA MI DICE CHE PSICHICAMENTE È UNA DONNA, PROPRIO PERCHÉ NON HO UN'IDEA UNIVERSALE DELLA DONNA POSSO DIRE: PELI, BAFFI, TESTOSTERONE A PALLA, BRUNO, FEMMINA. O viceversa: MARIA, SENO, CAPELLI, GLABRA, CAPELLI LUNGHI, UTERO, ORMONI FEMMINILI, MASCHIO.
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MessaggioInviato: Gio Ott 12, 2017 2:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

Fantastica al solito Simone de Beauvoir che all'essenza della donna (certo Tommaso d'Aquino, allarme reazione?) contrappone assieme ad Aristotele: "La femmina è femmina in virtù di una certa mancanza di qualità" e "Dobbiamo considerare il carattere delle donne come naturalmente difettoso o manchevole" o (s.)Tommaso: la donna è " un uomo mancato" "un essere occasionale" (che ricorda molto lo SCUM di Solanas: la prima edizione di Simone de Beauvoir, IL SECONDO SESSO: La donna esiste, di cui sto citando le prime pagine è del 1949) ma soprattutto poi si sposta subito sulle cagate propinate dai contemporanei: Michelet, Benda. Ed elabora un concetto meraviglioso per il nostro dibattito: ciò che si contrappone all'essenza è travestita da uguaglianza L'INESSENZIALITA' DELLA DONNA. (PS: le prime due pagine scritte da de Beauvoir dopo la prefazione sono attaccate come le riviste pornografiche che i pedofili ci facevano trovare da piccole/i nei posti in cui giocavamo: cioè uno psicolabile ha preso il libro ed ha eiaculato sulle prime due pagine dopo la prefazione: 1/ quindi in odio al femminismo 2/ le prime due pagine: un'essenzialità della donna non perché abbia letto i contenuti ma perché le prime due significano "non vi leggo" 3/ esibizione fallica: io sì che ho qualcosa di essenziale da esibirvi 4/ e ovviamente ambivalenza: la femmina è tutt'altro che inessenziale alla sua esibizimasturbatoria). Nella pagina successiva de Beauvoir sottolinea il risultato di questa svalutazione (il fine!): la donna è il sesso. Meglio tornare anche per l'outdoor al mio librone pieno di acari...
E universalizza con Hegel il problema, p.53 op. cit.: "Tali fenomeni non si capirebbero se la realtà umana fosse un mitsein basato sulla solidarietà e l'amicizia. Si spiegano invece se si scopre, con Hegel, nella coscienza stessa una fondamentale ostilità ad ogni altra coscienza; il soggetto si pone solo opponendosi: vuole affermarsi come 'essenziale' e costituire l'Altro in 'inessenziale', in oggetto". Poco prima accetta la differenza anche per gli Ebrei e " i Negri" (sic! Viene tradotto così, Saggiatore 1977! Mentre in francese è sicuramente les Noirs!!), quindi il concetto è estensibile, proprio attraverso l'essenzialità che potremmo definire come differenza profonda ed ineliminabile, al razzismo. Poi a p. 54 un camminare inaccettato del forestiero e dello straniero attraverso villaggi ostili che ricordano il Castello di Kafka e Lo straniero di Camus (a proposito di facili accezioni negative anche per la parola Noir: les pieds noir nome che era dato ai/alle coloni/e francesi in Africa, anche quella araba non necessariamente nera, quasi come nelle teorie razziste, v. Evola, il solo contatto contaminasse e svalutasse): "fra villaggi, clan, nazioni, classi vi sono guerre, potlatch, commerci, trattati, lotte che tolgono al concetto di Altro il suo senso assoluto e ne svelano la relatività; volenti o nolenti individui e gruppi sono costretti a riconoscere la reciprocità del loro rapporto". MA CONTINUA rendendoci edotte sul rischio dell'inessenzialità: " PERCHÉ DUNQUE QUESTA reciprocità NON HA PRESO RILIEVO TRA I SESSI, PERCHÉ UNO DEI TERMINI SI È AFFERMATO COME IL SOLO ESSENZIALE, ABOLENDO OGNI RELATIVITÀ IN RAPPORTO AL SUO CORRELATIVO, DEFINENDO QUEST'ULTIMO COME PURA ALTERITÀ"
(Che ovviamente è vicino al male come possesso di Filone, ma soprattutto al conatus spinozismo, all'orgoglio hobbesiano, all'illimitatezza dei bisogni kantiana, v. Heller, alla volontà di potenza niciana, persino alla property lockiana (attraverso Filone prima e Rousseau dopo, ora Todorov?): la differenza sta nel passaggio dagli individui ai gruppi nazioni, classi, razze etc per organizzarsi nella contrapposizione all'Altra/o, non a caso già in Aristotele all'Altra si aggiunge lo Schiavo e il popolare (classe) e con lo schiavo il barbaro, nel senso di non greco inferiore naturalmente schiavo etc (nazione) anche se non troppo precisati probabilmente per la specificità non proprio ateniese e non proprio plutocratica di Aristotele stesso (semmai gli amici più ricchi?) ma ancora più la difficile esclusione dal barbarico se non di Alessandro di Filippo e consorte etc. In Aristotele il nominalismo? Non è l'origine che fa lo Schiavo ma il suo essere schiavo è segno del suo avere preferito la schiavitù alla morte?)
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